“La vita, tra queste pagine, rivela presto la propria ingiustizia. Lo studio appare allora come dono e come debito. Chi riceve una possibilità porta con sé la memoria di chi quella possibilità l’ha persa o non l’ha mai avuta.” Queste parole di Davide Avolio, che ha curato la prefazione, colpiscono dritto al punto e spiegano perché abbiamo deciso di dare vita a questa pubblicazione.
Spesso, quando si pensa alla Caritas, la prima immagine è quella di un pasto caldo. È vero, lo facciamo con tutto il cuore, ma sappiamo bene che non di solo pane vive l’uomo. Le persone hanno fame di senso, di ascolto, di parole che sappiano curare. Il nostro Statuto ce lo ricorda sempre: la nostra missione è prenderci cura dell’uomo nella sua interezza, “con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica” (Statuto di Caritas Italiana, art. 1).
Sconfiggere la povertà con la bellezza.
Siamo convinti che la povertà più difficile da combattere sia quella culturale. Per questo vogliamo mettere in circolo risorse preziose: poesia, arte, sport. Siamo stanchi di sentire parlare solo del male, che esiste e va affrontato, desideriamo invece promuovere “scambi di bellezza”.
Così, dopo il libro “Eravamo due ragazzi” di Antonella Roncarolo, ecco “Il figlio della maestra” del nostro caro amico Saverio Ciarrocchi. Questo libro non è nato per stare in uno scaffale, ma come uno “strumento del mestiere” per i nostri Laboratori didattici solidali. Un progetto partito sottovoce due anni fa ed è diventato una sfida vinta grazie all’energia contagiosa di studenti e professori che gratuitamente e con competenza si sono messi a servizio dei gruppi di studenti, specie dei nuovi amici che arrivano da lontano.
Il potere di raccontarsi.



